su scala internazionale oppure a fare prestiti, ma non più a privati, bensì a principi e re; pare che quei pochi che continuarono a svolgere la loro attività originaria prestassero a tassi molto elevati, per cui la Chiesa spesso intervenne con minacce nei loro confronti. Le autorità preferirono quindi rivolgersi a prestatori ebraici, i quali venivano a stabilirsi nel comune dietro precisa richiesta e con patti ben definiti. Come rileva il Milano (19), 'il privilegio giuridico non crea la funzione economica, ne legittima solo la nascita e l'esercizio'; ciò significa che esistettero cause ben precise per cui gli Ebrei mantennero come loro quasi esclusiva attività economica quella del prestito. Innanzitutto l'essere cristiani era requisito fondamentale per l'appartenenza alle corporazioni, per cui gli Ebrei ne risultavano esclusi; inoltre, l'attività commerciale svolta nei secoli precedenti aveva concentrato nelle loro mani una grande quantità di denaro liquido, dato che le leggi proibivano loro investimenti fondiari ed edilizi. La situazione quindi li portava necessariamente ad impegnarsi nell'unico campo in cui erano richiesti ed avevano anzi condizioni favorevoli, cioè nell'esercizio del credito su piccola e media scala.
Inoltre erano in genere ufficialmente investiti di questo compito e dalla accettazione derivava una serie di privilegi giuridici che altrimenti non sarebbero stati loro concessi (20).
Resta ancora da chiarire per quale motivo l'Italia settentrionale, che fino a tutto il Duecento non ospitava nelle proprie città comunità ebraiche (erano più numerose al centro e copiosissime al sud), divenne nel '300 e nel '400 sede di un così gran numero di esse.
L'Italia settentrionale fu oggetto di una duplice immigrazione: dal sud e dal centro dell'Italia, dove le condizioni non erano più favorevoli, e, soprattutto, dalla Germania (21).
La Lombardia ed il Veneto, attraverso il quale molti Ebrei tedeschi giunsero nel nostro paese, furono interessati appunto dal secondo fenomeno. I documenti a questo proposito sono numerosi, anche perché spesso i nomi stessi ricordano la loro origine tedesca. Le motivazioni di questo esodo sono da riscontrare nelle persecuzioni cui gli Ebrei andarono incontro in Germania dopo le crociate: vennero ripetutamente accusati di omicidi rituali, di atti contro la religione (assai famoso è l'episodio della pretesa sconsacrazione dell'ostia avvenuta a Berlino), ritenuti responsabili dell'avvelenamento di pozzi e del diffondersi della peste del 1348 nonostante l'intervento in loro favore di Clemente VI e di Carlo IV. Le conseguenze furono il massacro di centinaia di migliaia di Ebrei, le persecuzioni, l'espulsione dalla Svevia (1378), da Strasburgo (1388), dalla Baviera, dalla Franconia e dalla Stiria verso il 1450.
I superstiti emigrarono verso l'Italia, che parve loro la meta ideale; effettivamente qui vennero accolti a condizioni assai favorevoli.
Sembra che anche gli Ebrei dimoranti in Crema provenissero proprio dalla Germania, anche se non ci sono pervenuti documenti comprovanti la data del loro arrivo, né le vicende relative al loro inserirsi nella comunità cremasca, infatti è sufficiente rifarsi ai nomi dei componenti la comunità.
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(19) A. MILANO, op. cit., p. 113.
(20) Ritorneremo in seguito dettagliatamente su questo argomento.
(21) Jomtov LUDOVICO BATO, op. cit., pp. 19 ss.
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