di berlina: quindi non potevano entrare in possesso del pegno né ricevere oltre il tasso stabilito precedentemente.
Queste prese di posizione da parte dell'autorità riportano ancora una volta l'accento su una realtà della società del tempo: la scarsa disponibilità di denaro, da cui aveva origine un vasto giro di beni impegnati (sia presso la Camera dei pegni che presso gli Ebrei, ad essa anche ufficialmente legata) e il tentativo da parte delle autorità di ottenere vantaggi pecuniari in qualunque modo, lecito o meno.
Proprio per questo motivo i rapporti tra Comune ed Ebrei si fecero sempre più tesi, dato che le autorità continuavano ad aumentare le loro pretese per la riconcessione della condotta.
Il 1° dicembre 1468 (111), con notevole anticipo sulla data di scadenza, Salomon e Isach, per sé ed i propri compagni, chiesero di poter conoscere quale sarebbe stata la loro sorte futura, in modo tale da poter regolare i loro affari; si dichiararono disposti a rimanere a Crema « per l'amore che portano a tuta questa terra », anche se avessero avuto proposte più favorevoli da parte di altre città.
Il Consiglio, in data 6 dicembre (112), rese note agli Ebrei le sue proposte: il censo avrebbe dovuto essere di lire 60 imperiali ogni anno, il tasso di interesse di d. 4 per lira al mese. Gli Ebrei non accettarono tale proposta ed il Consiglio fu costretto a rivedere le sue posizioni. La considerazione in base a cui i consiglieri accettarono di rivedere le loro decisioni fu la assoluta necessità di qualcuno che prestasse ad usura: «difficile foret pecunias mutuo recuperare a Cristianis et indubie sequirentur ut Cristiani multi et in maiore numero feneratores multiplicareutur », nel caso in cui gli Ebrei non fossero stati accettati. Il male minore parve ancora quello di un accordo con gli Ebrei sull'interesse da loro richiesto di d. 5 per lira al mese (pari al 25% annuo). Venne posta una nuova condizione (113), cioè che essi non potessero costruire una sinagoga, sotto pena di 50 ducati d'oro; una revisione di tale decisione avrebbe potuto aver luogo solo nel caso in cui gli Ebrei avessero accettato di pagare un censo annuo di lire 80, anziché di lire 60: e così fu. Si inviò, in data 10 gennaio 1469 (114), una supplica al doge di Venezia perché accettasse quanto convenuto tra il Consiglio e gli Ebrei. Christoforus Mauro rispose, con lettera ducale (115) di conferma, vidimando l'aumento del censo a lire 80 annue, ma con la riserva « quod non possint facere sinagogam in Crema nec in Cremensi, sub pena ducatorum L ... sed bene possint habere in domo sua oratorium suum »
Le relazioni peggiorarono ulteriormente allo scadere della condotta: infatti la richiesta di riconferma per i dieci anni successivi trovò notevoli opposizioni tra i consiglieri del Comune, tanto da indurre gli Ebrei a ritenere terminato il loro contratto con Crema (116).
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(111) Reg. Provisioni, V, f. CL r.-V.
(112) Reg. Provisioni, V, f. CLI r.-v.
(113) Reg. Provisioni, V, f. CLII r.
(114) Reg. Provisioni, V, f. CLXV v.
(115) Reg. Ducali, I, f. CLXXXI r.
(116) Reg. Provisioni, VIII, f. LXXX r.
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