rità papale nei confronti degli Ebrei italiani nel corso del Quattrocento (33). Martino V, appena dopo il Concilio di Costanza, ancor prima di giungere a Roma, concesse la cosiddetta « bolla di Mantova » del 31 gennaio 1419 a favore degli Ebrei; essi erano considerati liberi di professare la loro religione e di praticare il loro culto, potevano dedicarsi ad ogni attività, era loro riconosciuta la possibilità di celebrare le loro feste, ecc. Martino V emanò altre bolle in questo senso; anzi, con quella del 20 febbraio del 1422 prese posizione contro i francescani, affinché non incitassero le folle contro gli Ebrei.
Eugenio IV, nel 1432 all'indomani della sua elezione a pontefice conferma tali privilegi, con il divieto, inoltre, di costringere gli Ebrei a convertirsi, di asportare i loro cadaveri, ecc. Il papa perseguì questa politica ancora per alcuni anni, dato che nel 1435 emanò un'altra bolla contro i frati francescani, che volevano l'espulsione degli Ebrei e l'eliminazione del prestito ad usura. Nel 1442 si ebbe un capovolgimento, causato dalla contesa tra il papa ed il concilio di Basilea, che pretendeva da lui l'estirpazione delle eresie e quindi un cambiamento dell'atteggiamento dell'autorità pontificia nei confronti degli Ebrei Il papa agì in questo senso, con una bolla contro le comunità ebraiche della Castiglia e del León, che venne poi estesa a tutta l'Italia; una somma ingente versata tra il 1442 e il 1443 convinse il papa ad essere più mite nei loro confronti.
In generale i punti fissi cui i papi seguenti fecero riferimento rimasero due: la bolla di Martino V del 1419, a favore degli Ebrei, e quella di Eugenio IV del 1442, contro. La prima ebbe per lo più il sopravvento fino alla metà del '500; poi, in rapporto all'atmosfera creata dalla Controriforma, si accentuò il successo della seconda.
Brevemente si può ancora accennare che Callisto III, nel 1445, per perseguire la sua idea di crociata a favore di Costantinopoli, esigeva il 5% dei redditi degli Ebrei per finanziarla; Pio II pretendeva addirittura il 5% dei loro patrimoni ma, in pratica, fu costretto a non andare a fondo nella sua azione per l'opposizione delle autorità politiche (34). Con Sisto IV e Innocenzo VIII cominciò a porsi il grave problema degli Ebrei scacciati dalla Spagna, mentre in Italia prendeva nuovo vigore la campagna antisemitica ad opera dei domenicani e francescani.
La seconda metà del '400 fu quindi, in generale, un'età ancora positiva per le comunità ebraiche, anche perché le autorità statali, ad esempio quelle di Milano e di Venezia, preferirono smussare la gravità delle bolle sfavorevoli agli Ebrei e fecero riferimento a quello a loro favorevoli.
Infatti, nei capitoli di cui stiamo trattando, i riferimenti ai privilegi papali sono numerosi: si ricorre ad essi per concedere la possibilità di non portare il segno di riconoscimento e di praticare liberamente il culto: «... dicti Ebrei... eorum socii famuli vel de eorum familiis per aliquam personam ecclesiasticam vel secularem inquietari, turbari vel molestari non debent pro aliquibus eorum festivitatis vel cerimoniis fiendis in sinagogiis vel domibus ... » (35).
(33) L. POLIAKOV, Les Banchieri juifs et le Saint-Siège du XIIème au XVIIème siècle, Paris, 1965.
(34) A. MILANO, op. cit., p. 125 ss.
(35) Reg. Ducali, I, f. LIII v.
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