Di tutte le operazioni veniva presa nota in libri appositi, che registravano i mutui ed i patti, nonché i termini del prestito; si doveva dare affidamento a quanto in essi contenuto, solo se erano controllati dai « racionatores communis Creme », ragione per cui dovevano essere tenuti in « littera latina » (57).
I risultati delle ricerche compiute sulla comunità ebraica in Crema nella seconda metà del Quattrocento sarebbero stati ancor più significativi se esistessero degli studi specifici sulla società cremasca in quel periodo. Per ora, in visione di un prossimo lavoro in questo senso, ci si limiterà ad alcune considerazioni generali sulla vita economica e sociale, scaturite da un primo approccio ai Registri delle Lettere Ducali e soprattutto delle Provvisioni del Comune, nonché dalla Cronaca del Terno (58) e dal lavoro dello Sforza Benvenuti (59).
Si può in generale affermare che l'ambiente in cui si trovarono ad operare i banchieri ebrei era quello di una città reduce da anni di guerra e che si preparava ad affrontarne altri, dato che, facendo parte del dominio veneziano, essa si trovò coinvolta nella guerra contro Francesco Sforza: la pace definitiva fu siglata solo nel 1454. Questa azione bellica richiese da parte di Venezia una vasta opera di fortificazione della città di Crema, che era l'ultimo baluardo contro Milano; sorse una contesa tra Crema e Venezia sulle competenze relative alle spese di fortificazione (60). Venezia dovette impegnarsi alla ricostruzione delle mura distrutte durante la lotta di conquista, ma per qualunque altra opera di cui necessitasse la città per la sua difesa il doge, Francesco Foscari, si ritenne libero di decidere a chi spettasse l'onere (61). In pratica esso si riversò interamente sulla città di Crema e gravò a tal punto sui cittadini che essi, per pagare le taglie straordinarie (62), furono costretti ad impegnare oggetti presso la Camera del Comune che, come vedremo, agì in accordo con gli Ebrei, per la riscossione dell'usura e la eventuale messa all'incanto di tali beni. Si possono citare tra i lavori, la demolizione del castello di Ombriano (63) e la successiva ristrutturazione di tutti i 'rivellini', opera per cui le stesse autorità dovettero ricorrere a vendite a privati di terre di proprietà del Comune (64).
Si può affermare quindi che, nonostante in questo periodo si desse l'avvio a grandi opere (ad esempio il convento di S. Agostino (65) e, in seguito, S. Maria
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(57) Reg. Ducali, I, f. LIIIIr.
(58) PIETRO DA TERNO, Historia di Crema (570-1557), edita a cura di Maria e Corrado Verga, Crema, 1964.
(59) F. SFORZA BENVENUTI, Storia di Crema, Milano, 1859.
(60) P. DA TERNO, op. cit., p. 208.
(61) Registro delle Ducali, I, f. LVIII r. Questo accordo fa parte dei capitoli convenuti tra Crema e Venezia al momento della resa (20 settembre 1449-ind. XII), registrati nel primo libro delle ducali (f. LVI r. - LX r.) e registrati in F. SFORZA BENVENUTI, op. cit., vol. I, doc. A, p. 293.
(62) Registro delle Provisioni, I, f. III v. - 5 dicembre 1449. Si decide l'imposizione di una taglia per le fortificazioni di Ombriano di L. 100 imperiali. - Reg. Provvisioni, I, f. L v. - Tassa per le fortificazioni di porta Serio e Ponfurio di L. 4000, da riscuotere da coloro che abitano in Crema o hanno ivi stabili.
(63) P. DA TERNO, op. cit., p. 206.
(64) «... per haver denari [il Dandulo] il fondo vende dila Rocha minata, che fu di pertiche 6 di terra, a Giovanni Benzone » P. DA TERNO, op. cit., p. 126.
(65) P. DA TERNO, op. cit., p. 217.
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