Il prestito su pegno vs. chirografico


mano l'importanza del prestito su pegno, per clienti che appartenevano le classi sociali: «ricchi e poveri, laici ed ecclesiastici, cittadini ed abitanti delle campagne prendevano allo stesso titolo la via del banco (76), ma i pegni variavano dagli oggetti più umili a quelli più costosi e preziosi erano lasciati spesso in deposito per poco tempo (77), quando non per un giorno [forse per debiti di gioco ? (78)].

Il motivo per cui parliamo di prestiti su pegno, anziché di prestito su è semplice: l'attività prevalentemente praticata dai 'banchieri' ebrei non era certamente il prestito chirografico, che presentava notevoli inconvenienti, essendo assai difficile, qualora il debitore fosse insolvente, rientrare in possesso dell somma prestata. Il pegno rappresentava per l'ebreo la garanzia di una contro partita sicura al mutuo; tanto più per i prestatori cremaschi che all'inizio della loro condotta ottennero di poter « disponere ad eorum libitum et voluntatem » (79) dei pegni non riscossi entro tredici mesi (trascorso l'anno si doveva fare una pubblica proclamazione).

Del resto non bisogna sottovalutare il volume degli affari che facevano capo al prestito su pegno: infatti era un modo assai abituale per procurarsi denaro liquido; le cifre che possediamo (89), anche se riguardano Roma e Firenze nel Cinquecento, indicano percentuali molto alte, che possiamo esemplificare parlando di un pegno per persona giacente ogni anno o presso Ebrei o presso il Monte di Pietà. Erano numerosi i casi in cui i locali adibiti non erano sufficienti a contenere i pegni (81). Per quanto riguarda la sorte dei beni impegnati che, o per mancata riscossione o perché acquistati all'incanto dagli stessi Ebrei, divenivano di proprietà dei prestatori, si può dire che in genere all'attività di banchieri si univa quella di commercianti, in alcuni casi legittimata dalla stessa autorità (82). Questa occupazione collaterale permetteva di trarre ulteriori vantaggi economici, consentendo loro di guadagnare liberandosi della merce giacente presso i banchi.

La prima contesa che sorse tra Ebrei ed autorità a Crema riguardo appunto la sorte dei pegni non riscossi. Una decisione del Consiglio generale del Comune di Crema, contenuta nei registri di provvisione (83) in data 13 febbraio 1454.



____________________________________________________________________________

(76) L. POLIAKOV, op. cit., p. 134. Cita nomi illustri : l'Ariosto, gli Orsini e i Colonna, che si servivano di prestatori ebraici.

(77) Si ricordino le trattative relative al computo dei giorni, inferiori al mese, per la compilazione dei capitoli del 1450.

(78) Questa ipotesi è avanzata dal Poliakov (op. cit., p. 135). Per quanto riguarda Crema potrebbe avere una parte di verità se, a quanto sostiene il BENVENUTI (op. cit., vol. II, pp. 114-115), «... ben più funesto a ruinoso alle famiglie era il vizio dei giochi d'azzardo ... Quanti pingui patrimoni nella nostra città si disfecero giocando!».

(79) Reg. Ducali, I, f. LIII v. (80) L. POLIAKOV, op. cit., p. 132. (81) A. BALLETTI, Gli Ebrei e gli Estensi, Reggio Emilia, 1930, pp. 32-35.

(82) G. B. MORANDI, I capitoli di O picino Caccia, marchese di Novara e Moyses Ebreo, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara », I, 1907, pp. 19-33. Era concessa agli Ebrei la libertà di commerciare ogni genere di merce. C. BONETTI, Gli Ebrei a Cremonas Cremona, 1917, p. 80. La condotta del 1499 concedeva agli Ebrei l'autorizzazione di un bottega di seta e di drappi.

(83) Reg. Provisione, III, f. XLI V.


Nessun commento:

Posta un commento