La nascita del Monte di Pietà

 

Tuttavia ciò non bastò ad allontanarli, dato che, come risulta da una provvisione del 20 aprile 1496, «in dies in terra Creme eiusque agro et numerus augeat... et multiplicentur usure » (133).

La definitiva presa di posizione delle autorità si ebbe al momento di decidere della necessità o meno di riconfermare il diritto agli Ebrei privilegiati di risiedere in Crema e di avere una attività, sia pur larvata, di prestatori di denaro. La decisione del Consiglio generale fu decisamente contraria, sia alla riconferma dei capitoli, sia alla accettazione di nuovi Ebrei all'interno della comunità: essa fu presa in data 7 gennaio 1498 (134). Non solo, ma si richiese l'approvazione con la maggioranza dei 2/3 dei consiglieri, nel caso in cui fosse di nuovo presa in considerazione la possibilità di un cambiamento delle decisioni (135). Il governo veneziano fu concorde con quanto stabilito dalle autorità cremasche, come risulta da una ducale del 14 marzo 1499 (136).

Nel 1492 si era avuta la costituzione del Monte di Pietà e le autorità cercarono in ogni modo di estirpare il prestito ebraico; ma, a quanto risulta, non vi riuscirono, come dimostrano le continue lamentele che venivano portate a conoscenza del consiglio. Infatti gli Ebrei, cui non era più concesso ufficialmente di mutuare, continuavano clandestinamente il loro lavoro; ma qualcosa era mutato: l'usura richiesta non era più del 20%, ma del 30% o addirittura del 40% (137).

Per capire questo ci soffermeremo ora sulla nascita del Monte di Pietà, sulla sua organizzazione, esaminando i motivi per cui la sua fondazione non portò alla fine del prestito ebraico.

I Monti di Pietà, istituzione sorta in Italia in seguito alla predicazione dei Minori Francescani, presentano per lo studioso aspetti assai complessi in ordine alla loro nascita, organizzazione e al loro rapido espandersi. Molti problemi riguardano le contese che coinvolsero giuristi, teologi e canonici dell'epoca circa la liceità o meno di tale istituzione, nonché la legittimità della richiesta di un eventuale interesse che coprisse le spese (138); si è cercato poi di verificare fino a che punto sia vera l'affermazione che i Monti di Pietà abbiano costituito il primo embrione delle attuali istituzioni bancarie (139).

Vi sono inoltre da fare alcune considerazioni che interessano più da vicino i rapporti del Monte con la realtà sociale in cui operava e su queste ci soffermiamo.

Anzitutto, come ben chiarisce il Milano (140), l'istituzione dei Monti di Pietà fu sollecitata da tre fattori: « riforma economica, riforma sociale e riforma religiosa » e l'apologia che è stata fatta di essi non tiene conto del fatto che se


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(133) Reg. Provisioni, X, f. CCL v. 

(134) Reg. Provisioni, XI, f. XXVIII v. 

(135) Reg. Provisioni, XI, f. XXXVIII V.-XXXIX r., 14 marzo 1498. 

(136) Reg. Ducali, I, f. CCVIII r.-V. 

(137) Reg. Provisioni, XI, f. CLIV, 12 novembre 1500. 

(138) Interessante lo studio di John P. Noonan, Prestito professionale e istituzionale, in <<L'etica economica medievale », già citato, pp. 189-208. 

(139) Si può citare G. GARRANI, Il carattere bancario e l'evoluzione strutturale dei primigeni Monti di pietà, Milano, 1957. . 

(140)  A. MILANO, Considerazioni sulla lotta dei Monti di pietà contro il prestito ebraico, in «Scritti in memoria di Sally Mayer », già citato, pp. 199-223.


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