di Pietà risalirebbe all'anno 1496 (145); in realtà tale data segna la sua costituzione ufficiale ma il Monte esisteva già precedentemente, cioè dal 1492. Infatti il 20 maggio di quell'anno il Consiglio generale decise la sua fondazione, stabilendo un finanziamento da parte del Comune di 200 ducati d'oro (146). Una provvisione del luglio 1493 (147) documenta l'esistenza di una prima forma del Monte, modellata su quello di Padova, che già funzionava del 1469 (148).
«Ut Mons Pietatis augeatur et gubernetur secundum formam et tenorem capitolorum que Padue observantur » si procedette alla elezione di dieci cittadini «idonei et sufficientes » che fossero nominati del Monte, secondo quanto stabilito dal « reverendus pater Ludovicus Ature de Verona, ordini minorum », che aveva predicato in Crema nella quaresima di quell'anno. Naturalmente risultano eletti i rappresentanti delle più ricche famiglie cremasche: d. Scipionus de Benzonibus, d. Manfredus de Liciniis, d. Andrea de Martinengo, d. Bartolomeus de Canepariis, d. Johannes Antonius de Capitaneis, Bartolomeus Marchonus de Vimercate, Iacobinus Zurla, Obizius de Almeno, Johannes Antonius de Alferiis e Matheus de Bravis (149); essi avrebbero occupato tale carica per un anno a partire dalle calende di agosto.
Inoltre si stabilì di procedere all'elezione, come avveniva a Padova, di un rappresentante del Capitolo della Chiesa Maggiore, che avrebbe dovuto affiancare i dieci cittadini prima nominati nel compito di conservator del Monte.
Il primitivo nucleo del Monte di Pietà era quindi amministrato dalle più potenti famiglie cremasche, con l'appoggio delle autorità laiche ed ecclesiastiche. Lo spirito religioso e pietistico, nonché l'affermazione di un principio generico di giustizia sociale a vantaggio delle classi più povere, potrebbero essere confermati dalla mancanza di una richiesta di interesse per il prestito o di un tasso molto basso; bisogna però chiarire che ciò era possibile per il Monte in quanto finanziato dalle autorità religiose e laiche, nonché dai più ricchi cittadini. A Crema, tra l'altro, si richiese un finanziamento con i proventi del dazio dei panni lini, per ben duecento ducati d'oro (150).
Questa possibilità di poter disporre di un capitale, accresciuto continuamente da lasciti, riduceva i rischi.
Poiché un vantaggio economico diretto non esisteva, una presa di posizione tanto favorevole nei confronti del Monte di Pietà da parte della classe dominante e dell'autorità doveva avere un movente ben preciso. Anzitutto le autorità erano consapevoli del fatto che, data la scarsissima disponibilità di denaro nelle mani del popolo, era necessaria qualche istituzione che garantisse la possibilità, anche alle persone più misere, di avere qualche disponibilità di liquido, compito che nei tempi precedenti era affidato, come abbiamo visto, al banchiere ebreo, che collaborava con la Camera dei Pegni. L'istituzione del Monte
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(145) P. DA TERNO, op. cit., p. 244 ss.; F. S. BENVENUTI, op. cit., vol. I, p. 285 ss. (146) Reg. Provisioni, X, f. XCII r.
(147) Reg. Provisioni, X, f. CXXXVII r.-v.
(148) A. Ciscato, op. cit., p. 56 ss. È il terzo costituitosi in Italia dopo quello di Perugia (1462) e Orvieto (1463).
(149) Sarebbe troppo lungo dare notizie sulle singole famiglie ; rimandiamo a quanto detto precedentemente, dato che molte di queste persone avevano ricoperto incarichi relativi ai rapporti con gli Ebrei o alla Camera dei Pegni.
(150) Reg. Provisioni, X, f. XXV v.
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